Autrice: Cristina Cerasi
Immagine di copertina di: Giada Paolucci
Lo zafferano è una delle spezie più preziose e apprezzate, utilizzato in cucina e anche in ambito erboristico e medicinale. Il suo aroma intenso e inconfondibile deriva dagli stigmi del fiore Crocus sativus, una pianta appartenente alla famiglia delle Iridaceae.
Le sue origini affondano in epoche molto antiche, tra Asia Minore ed Europa orientale, ma nel tempo la coltivazione si è diffusa in diverse aree del mondo. Oggi lo zafferano rappresenta una vera eccellenza anche in Italia, con produzioni di qualità in Umbria, Sardegna e nel nostro Abruzzo, dove viene coltivato secondo metodi tradizionali.
Il ciclo della pianta segue un ritmo particolare: i bulbi vengono messi a dimora in estate, mentre la fioritura avviene in autunno, generalmente nel mese di ottobre. Nei campi, in questo periodo, sbocciano fiori delicati dai toni che vanno dal lilla chiaro al viola intenso.
All’interno della corolla si trovano tre sottili fili di colore rosso vivo: sono proprio questi stigmi, raccolti a mano con estrema cura, a dare origine alla spezia che conosciamo. A livello internazionale, i principali produttori sono Persia, India, Spagna e Grecia, mentre in Italia spiccano proprio realtà come l’Abruzzo, dove lo zafferano è considerato un vero patrimonio del territorio, simbolo di tradizione e qualità.
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Navelli, paese dello zafferano dell’Aquila DOP
Indice dell'articolo
Valle delle Abbazie ti parla di zafferano e invita anche due ospiti speciali
Vogliamo parlarti di zafferano, della sua storia, delle leggende, darti tutte le informazioni su questa spezia meravigliosa che caratterizza la nostra Regione, ma non solo! Vogliamo presentarti anche due personalità del territorio che con il loro lavoro portano il nome dello zafferano in giro per il globo e che ne sostengono lo sviluppo e la promozione:
- Massimiliano D’Innocenzo, presidente Consorzio per la tutela dello zafferano dell’Aquila DOP e ambasciatore dello zafferano nel mondo
- Fiorella Bafile, titolare di Tindora Cosmetics, azienda produttrice di cosmetici di alta qualità a base di zafferano aquilano
Parleremo di loro nei paragrafi dedicati, li trovi scorrendo l’articolo! Ma prima conosciamo meglio insieme questa spezia dalla storia antichissima.
Zafferano: origine e storia
Lo zafferano è una spezia che accompagna l’uomo fin dall’antichità, apprezzata per il suo aroma e per le sue molteplici proprietà. Già nelle civiltà più antiche veniva utilizzato in diversi ambiti: gli Egizi, ad esempio, lo impiegavano per colorare tessuti, preparare unguenti e profumi, oltre che per insaporire i cibi.
Secondo la tradizione, anche Cleopatra lo utilizzava per donare alla pelle una tonalità dorata, segno di bellezza e regalità. La presenza dello zafferano è documentata anche nell’arte: uno degli esempi più antichi risale agli affreschi di Cnosso, nell’isola di Creta (circa 1600 a.C.), dove sono raffigurate giovani donne impegnate nella raccolta dei fiori.
Nel mondo romano, questa spezia era simbolo di lusso e prestigio. Veniva sparsa lungo le strade in occasione di eventi importanti, creando tappeti profumati per accogliere imperatori e dignitari, e utilizzata anche per arricchire l’acqua delle terme.

La guida illustrata “Una storia color zafferano” creata dal team di promozioneterritoriale.it. Disegni Andrea Marzii, testi di Graziano Di Crescenzo, colori Vincenzo Lamolinara. Per i 50 anni della coop. altopiano di Navelli. Nell’illustrazione, al centro, Massimiliano D’Innocenzo presidente Consorzio per la tutela dello zafferano dell’Aquila DOP.
Anche figure storiche come Alessandro Magno ne apprezzavano le qualità: era solito immergersi in bagni aromatizzati allo zafferano, convinto delle sue proprietà benefiche e rinvigorenti, tanto da farne uso anche tra i suoi soldati. Nella cultura greca lo zafferano era particolarmente diffuso e celebrato: viene citato persino da Omero nell’Iliade, e secondo il mito era presente anche nel giaciglio di Zeus, re degli dèi.
Durante il periodo delle Repubbliche Marinare, lo zafferano divenne protagonista di intensi scambi commerciali con l’Oriente. Il suo valore era tale da portare alla creazione di strutture dedicate esclusivamente al suo commercio.
La diffusione della coltivazione in Europa è probabilmente legata ai Mori, che contribuirono a introdurla e svilupparla tra il Nord Africa e la Spagna intorno al X secolo.
Zafferano in Italia: come ci è arrivato?
In Italia, la coltivazione dello zafferano si sviluppò a partire dal XIV secolo grazie all’iniziativa di Domenico Santucci, un frate domenicano originario di Navelli. Fu lui a introdurre questa preziosa spezia dalla Penisola Iberica, dando avvio alla sua produzione proprio nella piana di Navelli, in Abruzzo. Da qui, nel tempo, lo zafferano è diventato uno dei prodotti più rappresentativi del territorio, legato a una tradizione agricola che ancora oggi viene tramandata con cura.
La leggenda dello zafferano: il mito di Croco e Smilace
All’origine della pianta si intreccia una storia dal sapore leggendario: quella tra Croco, giovane mortale, e la ninfa Smilace. Il loro amore, però, si scontrò con l’ira degli dei, che non approvavano l’unione tra un mortale e la figlia di una dea. Così il dio Hermes trasformò Croco nel fiore da cui deriva lo zafferano e Smilace nella salsapariglia, separandoli per sempre.

Disegni Andrea Marzii, testi di Graziano Di Crescenzo, colori Vincenzo Lamolinara; dalla guida illustrata “Una storia color zafferano” (per i 50 anni della coop. zafferano dei Navelli)
Gli usi dello zafferano nel tempo
Nel corso dei secoli, lo zafferano è stato impiegato in numerosi ambiti, confermando il suo valore non solo culinario, ma anche culturale:
- come colorante naturale per tessuti
- per arricchire e illuminare affreschi e opere artistiche
- come ingrediente medicinale nella tradizione antica
- nella cosmesi, per la preparazione di oli e creme per la pelle
- in cucina, per donare colore e profumo ai piatti
Ancora oggi, questa spezia continua a rappresentare un ponte tra passato e presente, mantenendo intatto il suo fascino e il suo valore.
Il nome dello zafferano: origine e significato
La parola zafferano compare nella lingua italiana a partire dal XIV secolo e affonda le sue radici in una lunga storia. Il termine deriva dall’arabo zaʿfarān, a sua volta collegato al persiano zaâfara, entrambi utilizzati per indicare il croco, la pianta da cui si ricava la spezia.
Nel passaggio attraverso il latino medievale (safaranum), il termine si è diffuso in diverse lingue europee, dando origine anche allo spagnolo azafrán. Esiste anche un’interpretazione alternativa secondo cui il nome deriverebbe dal persiano zarparān, composto da parole che evocano l’immagine di qualcosa dalle “ali d’oro”, un chiaro riferimento al colore intenso della spezia.
Ancora più antiche sono le tracce linguistiche che portano all’accadico azupiranu, mentre nel latino classico si utilizzava il termine crocum, da cui deriva anche il nome botanico della pianta. Questo vocabolo è collegato a radici semitiche e greche che richiamano il significato di “giallo”, colore distintivo dello zafferano.

Turiste impegnate nella sfioritura dello zafferano con Fiorella Bafile (Tindora Cosmetics)
Coltivazione dello zafferano
Il Crocus sativus, la pianta da cui si ottiene lo zafferano, trova il suo ambiente ideale nei climi tipici della macchia mediterranea, caratterizzati da estati calde e secche e inverni miti. Nonostante prediliga temperature temperate, questa pianta è sorprendentemente resistente e può sopportare anche brevi periodi di freddo intenso.
Un elemento fondamentale è il ritmo delle stagioni: piogge primaverili abbondanti seguite da estati asciutte creano le condizioni ottimali per la crescita. Lo zafferano richiede piena esposizione al sole e non tollera bene l’ombra. I terreni migliori sono quelli leggermente inclinati, preferibilmente esposti a sud, in grado di garantire un buon drenaggio.
La pianta cresce al meglio in suoli argilloso-calcarei, soffici e ricchi di sostanza organica, ben irrigati ma mai soggetti a ristagni d’acqua. La semina avviene generalmente nel mese di giugno, con i bulbi interrati a una profondità compresa tra 7 e 15 cm. La distanza tra i cormi e la profondità influenzano direttamente la resa:
- impianti più profondi favoriscono una qualità superiore
- profondità minori stimolano una maggiore produzione di fiori
Le foglie iniziano a svilupparsi tra ottobre e febbraio, mentre la fioritura si concentra in autunno. L’impianto dei bulbi avviene in piena estate, nell’altopiano dei Navelli si fa in agosto, ma in qualche zona si inizia già da giugno.

Coltivazione dello zafferano, in foto Massimiliano D’Innocenzo presidente Consorzio per la tutela dello zafferano dell’Aquila DOP. Foto di Giada Paolucci.
Raccolta dello zafferano
La raccolta dello zafferano è una fase estremamente delicata e deve essere eseguita con grande rapidità. I fiori sbocciano all’alba e appassiscono nel giro di poche ore, per questo vengono raccolti manualmente nelle prime ore del mattino. Il raccolto si concentra in un periodo molto breve, generalmente tra la metà di ottobre e i primi giorni di novembre.
Dopo la raccolta mattutina dei fiori, si passa alla sfioritura, un’operazione manuale che viene svolta solitamente nelle ore serali. In questa fase si separano con cura gli stigmi – i tre filamenti rossi – dal resto del fiore. Nella stessa giornata si procede con la mondatura, ovvero l’estrazione definitiva degli stigmi, che vengono poi sottoposti a un processo di essiccazione controllata con il fuoco, mantenendo la temperatura al di sotto dei 50 °C per preservarne aroma e qualità.
La produzione è limitata e richiede grandi quantità di materia prima:
- circa 150 fiori producono 1 grammo di zafferano secco
- da 1 kg di fiori si ottengono circa 12 grammi di prodotto essiccato
- per ottenere 1 kg di spezia sono necessari circa 200.000 fiori e oltre 500 ore di lavoro manuale.
Ogni fiore contiene una quantità minima di spezia, rendendo lo zafferano uno degli ingredienti più preziosi al mondo. È proprio questa lavorazione meticolosa, tramandata nel tempo, a rendere lo zafferano una delle spezie più pregiate e costose, simbolo di una tradizione agricola che unisce pazienza, esperienza e rispetto dei ritmi naturali.
👀 Curiosità: La sua fama ha superato i confini nazionali, arrivando anche nel mondo del cinema: lo zafferano dell’Aquila viene infatti citato nel film d’animazione Ratatouille (2007), prodotto da Pixar, confermandone il prestigio anche a livello internazionale.

Raccolta dello zafferano. Foto di Giada Paolucci.
Oro rosso d’Abruzzo: lo zafferano di Navelli
Lo zafferano dell’Aquila è una delle produzioni più pregiate d’Italia, riconosciuta con la Denominazione di Origine Protetta (DOP). Viene coltivato esclusivamente in provincia dell’Aquila, in particolare nell’area dell’Altopiano di Navelli, territorio storicamente vocato a questa coltura.
Qui, grazie alle condizioni climatiche e alla qualità dei terreni, nasce uno zafferano apprezzato per il suo aroma intenso, il colore brillante e le caratteristiche uniche che lo rendono un vero simbolo dell’eccellenza abruzzese. Ce lo racconta Massimiliano D’Innocenzo, Presidente Consorzio per la tutela dello zafferano dell’Aquila DOP.
Massimiliano D’Innocenzo ci racconta lo zafferano: prezioso prodotto abruzzese
Lo zafferano dell’Aquila DOP, coltivato sull’Altopiano di Navelli, rappresenta una delle eccellenze più autentiche dell’Abruzzo. Qui, tra campi assolati e terreni vocati, la coltivazione segue ancora oggi ritmi e tecniche artigianali, tramandate di generazione in generazione.
A raccontare il valore di questa produzione è anche l’esperienza dei coltivatori locali, come Massimiliano D’Innocenzo, Presidente Consorzio per la tutela dello zafferano dell’Aquila DOP, che sottolinea quanto lo zafferano non sia solo un prodotto agricolo, ma un vero patrimonio culturale. La raccolta manuale, la selezione accurata degli stimmi e i metodi di essiccazione tradizionali richiedono tempo, competenza e dedizione, elementi che rendono questo “oro rosso” così prezioso.
Il lavoro dei produttori dell’area di Navelli è oggi riunito anche in realtà organizzate (come la cooperativa Altopiano di Navelli) che tutelano qualità e origine del prodotto, garantendo uno zafferano puro, coltivato senza compromessi e nel rispetto del territorio. Ogni fase, dalla semina alla lavorazione, contribuisce a mantenere elevati standard qualitativi e a preservare un sapere antico.
In questo contesto, lo zafferano diventa simbolo di un Abruzzo che guarda al futuro senza perdere il legame con le proprie radici. Non solo ingrediente di eccellenza in cucina, ma espressione di una filiera sostenibile, capace di generare valore economico e identitario per l’intero territorio.
“Coltivare zafferano significa custodire una tradizione, ma anche credere in un modello di sviluppo che parte dalla terra e arriva lontano. Coltivare zafferano oggi significa molto più che produrre una spezia: è un gesto che custodisce la memoria del territorio e la trasmette nel tempo. Ogni fase del lavoro, dalla raccolta alla lavorazione, richiede attenzione, pazienza e rispetto dei ritmi naturali. È una scelta che guarda al futuro, perché permette di valorizzare le risorse locali, creare opportunità e mantenere viva una tradizione che rende unico l’Altopiano di Navelli.
Massimiliano D’Innocenzo – Presidente Consorzio per la tutela dello zafferano dell’Aquila DOP
Un racconto che unisce storia, lavoro e passione, e che continua a rendere lo zafferano di Navelli uno dei prodotti più rappresentativi dell’Abruzzo.

Sfioritura dello zafferano, foto di Giada Paolucci.
Proprietà dello zafferano
Oltre all’uso gastronomico, lo zafferano è apprezzato anche per le sue proprietà benefiche. Alcuni studi evidenziano effetti positivi sull’umore, grazie alla presenza di sostanze che stimolano la produzione di dopamina, serotonina e noradrenalina, neurotrasmettitori legati al benessere psicofisico.
Per questo motivo viene spesso utilizzato nella preparazione di tisane e infusi, utili per favorire il rilassamento e contrastare stati di ansia. Lo zafferano è inoltre conosciuto per il suo effetto positivo sull’apparato digerente:
- favorisce la digestione
- contribuisce all’equilibrio intestinale
Non a caso è alla base di alcuni liquori digestivi tradizionali. In altre culture, come quella indiana, viene utilizzato anche come rimedio naturale per piccoli disturbi quotidiani, come raffreddore, tosse o mal di gola.

Sfioritura dello zafferano per la produzione dei cosmetici Tindora.
Zafferano e cosmetica
Negli ultimi anni lo zafferano ha trovato spazio anche nel settore cosmetico, grazie alle sue proprietà legate soprattutto alla presenza di vitamina A, fondamentale per la salute della pelle. In particolare, lo zafferano dell’Aquila, coltivato nella zona della piana di Navelli, è considerato tra i più ricchi di carotenoidi, sostanze utili per proteggere e rigenerare i tessuti cutanei.
Le sue caratteristiche lo rendono un ingrediente interessante per la cura della pelle:
- contribuisce al rinnovamento cellulare
- aiuta a mantenere la pelle idratata ed elastica
- svolge un’azione lenitiva sulle irritazioni
La presenza di vitamine come C, B1 e B2 favorisce inoltre un’azione antiossidante, utile per contrastare i radicali liberi e migliorare l’aspetto della pelle. Alcune formulazioni cosmetiche utilizzano anche componenti che stimolano la produzione di collagene, contribuendo a rendere la pelle più compatta e uniforme.
Grazie a queste proprietà, lo zafferano si adatta a diversi tipi di pelle, anche quelle più sensibili, diventando un ingrediente sempre più apprezzato nella cosmesi naturale. Ce ne parla Fiorella Bafile, titolare di Tindora Cosmetics.

Cosmetici a base di zafferano dell’Aquila DOP dell’azienda Tindora Cosmetics.
Fiorella Bafile porta lo zafferano nel mondo con Tindora Cosmetics
Tra le realtà che valorizzano lo zafferano dell’Aquila DOP anche oltre la cucina, spicca Tindora Cosmetics, azienda fondata da Fiorella Bafile, imprenditrice aquilana DOC. Il progetto nasce con l’obiettivo di trasformare questo prezioso ingrediente in un elemento chiave della cosmesi naturale, unendo tradizione agricola e ricerca scientifica.
Alla base delle formulazioni Tindora c’è proprio lo zafferano coltivato nella piana di Navelli, ricco di carotenoidi e principi attivi con proprietà antiossidanti, lenitive e rigeneranti. Grazie anche alla collaborazione con l’Università dell’Aquila, l’azienda ha sviluppato prodotti skincare che puntano sul benessere della pelle, valorizzando al tempo stesso una delle eccellenze più identitarie del territorio abruzzese.
Questo percorso di innovazione ha ricevuto un importante riconoscimento: Fiorella Bafile è stata premiata a Roma con il titolo di “Maestro del Made in Italy 2026” per il settore biotecnologico. Un premio che sottolinea il valore di un progetto capace di portare lo zafferano abruzzese dal campo al laboratorio, fino al mercato nazionale e internazionale.

Fiorella Bafile riceve, per la sua Tindora, il premio Maestro del Made in Italy 2026” per il settore biotecnologico.
“Lo zafferano non è solo una spezia, ma un patrimonio della nostra cultura. Con Tindora vogliamo valorizzarlo e trasformarlo in un’opportunità concreta di innovazione e crescita. Il nostro impegno quotidiano e la nostra grinta sono motivati dal credere fermamente in questo territorio, nel nostro Abruzzo. Vogliamo portare lo zafferano aquilano e la nostra Regione nel mondo. Inoltre, siamo lietissimi di aver ricevuto il premio Maestro del Made in Italy 2026 per il settore biotecnologico. Questo significa che il nostro lavoro sta avendo un impatto importante e che stiamo contribuendo al lustro della nostra amata Regione. Non potremmo esserne più felici!”
Fiorella Bafile – Tindora Cosmetics
Un esempio concreto di come lo zafferano dell’Aquila possa diventare non solo simbolo della tradizione, ma anche leva per il futuro.
Domande e risposte sullo zafferano
Quanto costa 1 kg di zafferano puro?
Il prezzo dello zafferano può variare anche di molto tra un prodotto di scarsa qualità e uno, invece, di alta gamma. Per una produzione artigianale Italiana il prezzo dello zafferano è di certo più alto, oscilla tra i 20 e i 30 euro al grammo e supera tranquillamente i 25mila € al kg.
Zafferano dove comprarlo?
Il nostro consiglio è di comprare lo zafferano direttamente dai produttori, per la nostra Regione (l’Abruzzo) lo zafferano migliore viene prodotto nella piana di Navelli. Se sei in zona ti consigliamo di comprarlo dalla coop Altopiano di Navelli.
Quali sono i benefici dello zafferano?
Tra le tante proprietà dello zafferano si evidenziano quelle antiossidanti, calmanti e digestive. In cosmetica si usa per le sue caratteristiche “ringiovanenti”, grazie al contenuto di vitamina A. Ottimi i prodotti di Tindora Cosmetics per chi volesse scoprire una preziosa skincare a base di zafferano.
Lo zafferano è velenoso?
Lo zafferano non è velenoso se consumato nelle quantità appropriate (come comunemente lo si usa in cucina). Dosi massicce ed eccessive possono essere, però, dannose (vale anche per i funghi, ad esempio). Per gli amanti del foraging segnaliamo che lo zafferano “selvatico” semplicemente non esiste, pertanto il rischio (se si raccolgono piante senza conoscerle) è di raccogliere il colchico, una specie tossica e mortale.




