: Cristina Cerasi
Che cos’è la transumanza? La transumanza è una pratica pastorale molto antica che prevede lo spostamento stagionale del bestiame tra aree diverse, diffusa storicamente nelle regioni del Mediterraneo e lungo le catene alpine. Le sue origini risalgono a epoche remote e in Italia ha trovato una delle sue espressioni più significative lungo le vie dei tratturi, percorsi naturali che ancora oggi raccontano un modello di vita basato sull’equilibrio tra uomo, animali e ambiente.
Si tratta di una pratica così radicata e rappresentativa che l’UNESCO ne ha riconosciuto l’importanza, inserendola nella lista dei beni patrimonio immateriale dell’umanità. La transumanza delle pecore fa parte dell’identità abruzzese (e non solo) e da secoli caratterizza e modella il paesaggio, le pratiche, le storie e le tradizioni.
Indice dell'articolo
Il periodo della transumanza
Gli spostamenti che scandiscono la transumanza si articolano in due momenti fondamentali, indicati con i termini di monticazione e demonticazione:
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La monticazione rappresenta la fase primaverile, quando i pastori conducono il bestiame dalle zone di pianura verso i pascoli di alta quota, dando inizio al periodo dell’alpeggio.
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La demonticazione avviene in autunno e consiste nel ritorno dagli alti pascoli alle aree collinari e pianeggianti, dove gli animali trascorrono la stagione fredda dopo l’estate trascorsa in montagna.
Per secoli questa tradizione ha scandito profondamente la vita dei pastori, che vivevano seguendo il ritmo delle stagioni senza gli strumenti tipici dell’allevamento moderno. La transumanza, infatti, ha influenzato anche l’abitare, con la creazione di rifugi e piccole abitazioni pastorali edificati dai pastori: tholos, caciare, costruzioni in pietra a secco ecc.
In Italia la transumanza ha avuto uno dei suoi centri principali proprio in Abruzzo, da cui partivano lunghi percorsi verso il sud. Attraverso i tratturi che attraversavano il Molise, le greggi venivano condotte dai pascoli montani abruzzesi fino alle fertili pianure del Tavoliere delle Puglie, del Gargano e delle Murge, in un movimento ciclico che per secoli ha caratterizzato l’economia e il paesaggio dell’Italia centro-meridionale.
Etimologia e significato transumanza
Cosa vuol dire una transumanza? La parola transumanza deriva dal latino, dai termini trans, che significa attraverso e humus, che vuol dire terreno. Transumanza significa transitare sui luoghi. Una parola sola che incarna e descrive alla perfezione la pratica del cammino con il bestiame sulle lunghe vie dei tratturi.
La transumanza in Italia: un po’ di storia
In epoca protostorica i tratturi erano percorsi segnati dal passaggio lento delle greggi e degli armenti (cavalli, mucche ecc.), vie silenziose che attraversavano colline e montagne e che affondavano le loro origini in un passato ancora più remoto. Questi sentieri naturali, modellati dal cammino degli animali e dei pastori, raccontano ancora oggi una storia antichissima fatta di fatica, stagioni e paesaggi.
La transumanza seguiva un ritmo preciso, quasi rituale. Con l’arrivo dell’autunno le greggi lasciavano i pascoli montani dell’Abruzzo, ormai freddi, per dirigersi verso i territori più miti del Tavoliere delle Puglie. In primavera e in estate avveniva il viaggio opposto: uomini e animali tornavano verso le montagne abruzzesi, dove l’erba fresca garantiva nutrimento e riposo dopo i lunghi mesi in pianura.
La transumanza e i Sanniti, i Romani, gli Aragonesi
La pratica della transumanza era già conosciuta dai Sanniti, ma con i Romani raggiunse una fase di grande sviluppo. Fu proprio in epoca romana che la rete dei tratturi venne consolidata e resa più efficiente, così da collegare i centri urbani dell’impero con le aree periferiche e favorire il commercio. Le vie della transumanza possono essere considerate le autostrade del passato, collegavano un gran numero di territori, anche molto lontani tra loro.
La struttura dei tratturi moderni, però, si deve soprattutto agli Aragonesi, che nel XV secolo rilanciarono in modo decisivo l’economia pastorale. Nel 1447 Alfonso I d’Aragona stabilì norme precise per l’organizzazione della transumanza, definendo una rete ufficiale di percorsi che, nelle sue linee fondamentali, è giunta fino ai giorni nostri. I tracciati principali — oggi noti come tratturi alfonsini — collegavano l’area compresa tra Matese, Mainarde e costa adriatica, conducendo le greggi dall’Abruzzo meridionale fino alle pianure pugliesi, attraverso una fitta rete di collegamenti.
CURIOSITÀ: 👉🏻 Seguendo questi antichi cammini è possibile intuire anche la viabilità delle epoche precedenti, quando i tratturi rappresentavano vere e proprie arterie di comunicazione tra territori lontani.

La transumanza in Abruzzo
In Abruzzo la transumanza è una pratica ancora molto sentita e non è raro vedere greggi di pecore percorrere gli antichi tratturi. Sono parecchie le vie della transumanza che si possono vedere nella nostra regione, molte delle quali percorribili a piedi. Di seguito trovi la lista completa dei percorsi della transumanza.
I percorsi della transumanza
Questi percorsi hanno creato itinerari dal fascino unico come:
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il grande Tratturo L’Aquila–Foggia (conosciuto come Tratturo Magno o Tratturo del Re)
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il Tratturo Celano–Foggia
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il Tratturo Pescasseroli–Candela
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il Tratturo Castel di Sangro–Lucera
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il Tratturo Centurelle–Montesecco
Qui per la lista completa e dettagliata delle 👉🏻 .
Nel corso dei secoli la transumanza ha modellato profondamente il paesaggio e la vita delle comunità locali, lasciando tracce visibili e invisibili: ricoveri per i pastori, stazzi, edicole votive, piccole cappelle disseminati lungo i cammini. Con sé, la transumanza ha portato anche un patrimonio immateriale fatto di tradizioni e gesti tramandati nel tempo. Ancora oggi i tratturi non sono soltanto strade erbose: sono la memoria viva di un territorio che ha imparato a muoversi seguendo il ritmo della natura.
Transumanza UNESCO
La come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità nel 2019, grazie a una candidatura condivisa da tre paesi: Italia, Austria e Grecia. Questo importante riconoscimento ha valorizzato una tradizione millenaria capace di creare nel tempo un legame profondo tra comunità, animali e paesaggi naturali, territori, economie locali e identità culturali.
L’UNESCO distingue due principali forme di transumanza:
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Transumanza orizzontale, diffusa nelle aree pianeggianti e lungo i grandi itinerari pastorali,
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Transumanza verticale, tipica delle regioni montane dove gli spostamenti avvengono tra fondovalle e pascoli d’altura.
Entrambe rappresentano un patrimonio di conoscenze e pratiche tramandate nel tempo, che ancora oggi rivivono nei riti stagionali, nelle feste pastorali e nelle tradizioni locali, scandendo il ritmo della vita rurale tra primavera, estate e autunno.
Nel 2023 il riconoscimento UNESCO è stato ulteriormente ampliato, coinvolgendo anche altri paesi Albania, Croazia, Lussemburgo, Francia, Romania, Andorra e Spagna, a conferma del valore universale di una pratica antica che continua a unire popoli e territori nel segno di un rapporto equilibrato tra uomo e natura.
La transumanza oggi
Con l’allevamento moderno e stanziale, la transumanza ha progressivamente perso il ruolo che aveva avuto per secoli. Oggi questa pratica sopravvive solo in alcune aree d’Italia dove continua a rappresentare un importante legame con il passato e con i ritmi naturali della montagna e delle pianure.
La transumanza viene ancora praticata in alcune zone alpine e prealpine, come:
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Valle d’Aosta, Liguria, Piemonte, Altopiano di Asiago, Lessinia, Trentino, Carnia, Alto Adige, Svizzera italiana
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Lungo diversi tratti dell’Appennino, in particolare tra Abruzzo, Lazio, Molise e Puglia.
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Tradizioni pastorali ancora vive si trovano anche in Sardegna, specialmente nelle aree di Villagrande e Arzana
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La transumanza si pratica anche in Sicilia, dove il movimento stagionale delle greggi continua nelle montagne delle Madonie.
Oggi la transumanza non è soltanto un’attività agricola, ma anche un patrimonio culturale da preservare e raccontare. In molte località viene celebrata attraverso feste e rievocazioni, che accompagnano simbolicamente la partenza delle greggi verso i pascoli o il loro ritorno a valle. Questi momenti rappresentano occasioni preziose per riscoprire antichi mestieri, sapori tradizionali e rituali tramandati nel tempo, contribuendo allo stesso tempo alla valorizzazione turistica dei territori.
Partecipare a una festa della transumanza significa entrare in contatto con un mondo autentico, fatto di gesti semplici e di tradizioni secolari: un’esperienza capace di raccontare la montagna e le sue comunità in modo profondo, restituendo il fascino di una cultura che continua a vivere ancora oggi.

La poesia sulla transumanza: “I pastori” di Gabriele D’Annunzio
La rappresentazione più celebre della transumanza è la poesia I Pastori scritta dal poeta abruzzese e pescarese Gabriele D’Annunzio. Ogni abruzzese che ama la storia e la tradizione regionale ha recitato almeno una volta nella vita i suoi versi. I Pastori racconta con intimità e delicatezza la transumanza, concentrandosi su dettagli che ne descrivono appieno l’atmosfera e le pratiche. Ecco la poesia completa:
Settembre, andiamo. È tempo di migrare.
Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all’Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.Han bevuto profondamente ai fonti
alpestri, che sapor d’acqua natìa
rimanga ne’ cuori esuli a conforto,
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d’avellano.E vanno pel tratturo antico al piano,
quasi per un erbal fiume silente,
su le vestigia degli antichi padri.
O voce di colui che primamente
conosce il tremolar della marina!Ora lungh’esso il litoral cammina
la greggia. Senza mutamento è l’aria.
Il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquìo, calpestìo, dolci romori.Ah perché non son io co’ miei pastori?
Gabriele D’Annunzio
Per D’Annunzio i pastori diventano il simbolo della cultura abruzzese, pura, autentica, forte e resiliente. In questa poesia la pratica della transumanza diventa quasi un racconto mitico, una pratica così importante che nemmeno l’urbanizzazione sarebbe riuscita a cancellare.
La transumanza nella letteratura
Gabriele D’Annunzio non è l’unico ad aver parlato di transumanza, molto prima di lui anche Virgilio nelle sue Georgiche e Plinio il giovane

Chiesa di Santa Maria de’ Centurelli sul tratturo




