7 bellezze che (forse) non conosci di Isola del Gran Sasso e dintorni

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Autrice: Cristina Cerasi

Tra le pendici del Gran Sasso d’Italia, nel cuore più autentico dell’Abruzzo, si nasconde un territorio ricco di luoghi che raccontano secoli di storia, spiritualità e natura incontaminata. Isola del Gran Sasso e i suoi dintorni custodiscono tesori poco conosciuti, ma di straordinaria bellezza: eremi incastonati tra le rocce, antiche abbazie benedettine, borghi che sembrano presepi e panorami che tolgono il fiato.

Questa terra, dominata dall’imponente Corno Grande, è un intreccio di arte, fede e leggende che si tramandano da generazioni. Dalle architetture romaniche immerse nei boschi ai piccoli centri dove il tempo sembra essersi fermato, ogni tappa è un invito alla scoperta.

Valle delle Abbazie ti propone sette luoghi imperdibili e poco conosciuti da vedere, per conoscere il volto più autentico e suggestivo di Isola del Gran Sasso d’Italia. Ma per conoscere tutto su isola del gran sasso puoi leggere la nostra 👉🏻 Guida completa su cosa vedere a Isola del Gran Sasso.

1. Eremo di San Nicola di Corno

Sorto tra il 1000 e il 1100, l’Eremo di San Nicola di Corno si trova in una posizione panoramica, poco distante dal suggestivo Prato dei Fiori, a circa mille metri di altitudine. Il suo impianto originario risale al periodo della riforma eremitica promossa da San Pier Damiani, che ispirò la nascita di molti luoghi di preghiera isolati.

Già nel 1187 la chiesa, citata come Sancti Nicolay de Cornu, risultava appartenere all’Abbazia di Santa Croce di Fonte Avellana, sotto la cui protezione rimase fino al 1652, anno in cui papa Innocenzo X decise di sopprimere i piccoli monasteri. L’eremo è raggiungibile solo a piedi o con un mezzo fuoristrada, lungo un’antica mulattiera che parte da Casale San Nicola e sale verso il Corno Grande.

L’edificio principale, in stile romanico e costruito in pietra calcarea, conserva un tetto a doppio spiovente e i resti del complesso monastico che lo circondava. Secondo la tradizione, San Placido da Roio vi soggiornò per un anno intorno al 1180. Con il passare dei secoli, il luogo subì un lento declino e i monaci si trasferirono al monastero di San Salvatore di Fano a Corno.

Ogni anno, la domenica successiva alla Pentecoste, i fedeli si ritrovano all’eremo per celebrare San Nicola e raccogliere l’acqua della sua fonte miracolosa, ritenuta efficace contro il mal di testa. Incastonato tra le montagne del Gran Sasso, l’eremo è uno dei più rappresentativi del territorio, insieme a quelli di Santa Colomba e Fra’ Nicola.

2. Abbazia di Fano a Corno

All’ingresso del borgo di Fano a Corno sorge la Chiesa di San Salvatore, un’antica fondazione benedettina del XII secolo edificata sui resti di un antico tempio dedicato ai Fauni.

Nel corso dei secoli, l’abbazia fu più volte restaurata e quasi interamente ricostruita dopo il terribile terremoto del Gran Sasso del 1702-1703, che devastò la zona. Infine, una grossa frana causata dalla rottura dell’acquedotto monastico, seppellì il monastero, costringendo i monaci sopravvissuti a trasferirsi a Faenza (sede del priorato generale). I monaci tornarono in seguito, ma un nuovo smottamento nel 1804 e la soppressione napoleonica del 1807 segnarono la fine definitiva della comunità monastica.

La chiesa visibile oggi, a navata unica, custodisce frammenti di affreschi del XVI secolo raffiguranti episodi della vita di Cristo. Tra gli elementi decorativi più significativi si notano eleganti fregi in pietra e una acquasantiera scolpita con motivi di pesci. Immersa nel verde e nella quiete delle colline, l’abbazia è oggi un luogo perfetto per momenti di raccoglimento. È raggiungibile comodamente sia a piedi che in auto e si trova a circa 700 metri di altitudine.

3. Ruderi dell’Abbazia di San Valentino

Tra Cesa di Francia e Cerchiara, in un’area di campagna aperta e silenziosa, si trovano i resti dell’antica Chiesa di San Valentino, in ideale dialogo con il vicino Santuario di San Gabriele. Questa zona (si suppone) fosse attraversata dall’antica via Ceciliana, come dimostrano alcuni reperti romani rinvenuti in loco: un cippo miliare e una testina di Eracle del II secolo d.C.

Della struttura originaria restano oggi solo i ruderi, ma è ancora possibile ammirare frammenti di affreschi del Cinquecento, tra cui una delicata immagine di San Rocco. In passato, la zona era densamente abitata e rappresentava un crocevia tra la spiritualità dei luoghi sacri e le antiche rotte che collegavano valle e montagna.

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4. Casale San Nicola

Con poco più di duecento abitanti, Casale San Nicola è una frazione incantevole di Isola del Gran Sasso d’Italia, adagiata ai piedi del maestoso Corno Grande. È conosciuto come “il paese presepe” per la sua atmosfera fiabesca: le stradine sono arricchite da opere e pietre dipinte da alcune artiste del luogo, creando un percorso colorato e suggestivo.

Il paese ospita anche una delle celebri Big Bench, le panchine giganti ideate per valorizzare il paesaggio italiano e il turismo sostenibile. Da questo punto panoramico si gode una vista spettacolare sulle colline e sulle montagne del Gran Sasso, un luogo perfetto per scattare foto o semplicemente rilassarsi nella natura.

Presso il Bar Ristorante Albergo “Casale” è possibile ottenere il Passaporto delle Big Bench e collezionare i timbri delle panchine visitate in tutta Italia. Facilmente raggiungibile, Casale San Nicola è una tappa ideale per chi desidera scoprire i sapori e i paesaggi autentici dell’Abruzzo.

5. San Pietro e il Museo Centro per le Acque del Gran Sasso

A 760 metri di altitudine, tra i Monti Brancastello e Prena, sorge la tranquilla frazione di San Pietro, immersa in una natura rigogliosa e attraversata da sorgenti limpide. La sua chiesa, documentata dal XII secolo e ricostruita nel XVI, è circondata da un paesaggio straordinario che culmina nella Pineta di San Pietro, un vero e proprio balcone naturale con vista panoramica sulla valle.

In questo piccolo borgo si trova anche il Museo Centro per le Acque del Gran Sasso, il primo in Italia interamente dedicato al tema dell’acqua. Le sue sale multimediali raccontano il rapporto tra acqua, montagna e uomo, approfondendo argomenti come la geologia, l’energia e le tradizioni locali.

Info 👉🏻 Museo per le acque del Gran Sasso

Il museo propone attività didattiche per scuole e famiglie e include un percorso sensoriale accessibile ai non vedenti, che si sviluppa per oltre un chilometro nel bosco circostante. Un luogo dove la conoscenza incontra la natura, in un’esperienza educativa e inclusiva.

6. Piane del fiume e passeggiata

Le Piane del fiume offrono un angolo di tranquillità assoluta, dove il suono dell’acqua che scorre si mescola al fruscio degli alberi. I sentieri che costeggiano il corso d’acqua sono perfetti per brevi escursioni, passeggiate rilassanti o semplici momenti di contemplazione della natura. Qui, tra il verde e la luce che cambia con le stagioni, si può ammirare tutta la bellezza della natura abruzzese.

7. Cona di San Leonardo

La piccola Cona di San Leonardo, risalente al XVI secolo, si trova a Isola del Gran Sasso. Originariamente costruita accanto al fiume Mavone, fu spostata più in alto dopo una piena devastante che la distrusse parzialmente.

La cappella, semplice ma ricca di fascino, presenta un portale in pietra con decorazioni scolpite e due finestrelle che filtrano una luce delicata. All’interno si conserva un altare ligneo barocco del 1631 dedicato a San Tommaso, decorato con le figure di San Pietro, San Paolo e una pala che raffigura il Cristo risorto circondato dagli evangelisti.

Dopo anni di incuria, la Cona è tornata al suo splendore grazie all’impegno degli abitanti e al sostegno degli enti locali, diventando un esempio di rinascita e tutela del patrimonio artistico abruzzese.

Qualche tempo fa, una signora di nome Giuseppina, ci ha raccontato la rinascita di un luogo tanto caro alla comunità, dove fede e memoria si incontrano ogni sera durante il mese del Rosario.

“Bella vero? Il terremoto non ha mosso neanche una pietra. Perché l’abbiamo aggiustata noi anni fa. Tutte le famiglie hanno offerto qualcosa per i lavori. Era diventata come una stalla, un deposito di attrezzi da lavoro… ed era un peccato. L’abbiamo fatta ripulire e ci abbiamo lasciato quello che abbiamo trovato. La tela era molto rovinata, ma l’abbiamo fatta restaurare lo stesso. È venuto anche Sgarbi a vederla, siamo stati contentissimi.”

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