Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on PinterestShare on TumblrEmail this to someone

  Iniziamo il viaggio attraverso i Borghi della Valle delle Abbazie da Scorrano ( Scurranum), che svetta solitario su un colle all’altezza di m.566 s.l.m. sul lato destro del fiume Vomano.

Frazione di Cellino Attanasio si può raggiungere percorrendo la statale 81 da Val Vomano. Dopo Cermignano  incontriamo sulla sinistra il bivio per Scorrano e prendendolo troviamo a destra una chiesetta rurale della Madonna degli Angeli, attualmente  tutta messa in sicurezza, come altre chiese della zona, a causa degli ultimi terremoti.

Mentre ci avviciniamo al borgo sulla sinistra è visibile un muro di contenimento a secco. Particolarmente rilevante è la sua testimonianza di un’antica maestria ad usare la pietra locale per le necessità appropriate senza l’utilizzo della malta cementizia. Oggi appare come una elegante sistemazione di arredo urbano in armonia con il territorio antistante.

Arrivati in alto appare in bella vista la chiesa dei SS. Biagio e Nicola.  San Biagio, protettore della gola, è il Patrono del borgo e viene festeggiato ogni anno il 3 di febbraio. Per l’occasione gli scorranesi non mancano mai di preparare il caratteristico Tarallo, dolce o salato, che sarà prima benedetto e successivamente consumato. All’interno della chiesa è da notare una tela del settecento raffigurante la Madonna del Rosario, opera di Vincenzo Tudini di Teramo.

Sembra che a  San Nicola fosse dedicata una chiesa che si trovava  nella parte più alta del paese, di cui oggi però non abbiamo più nessuna traccia, evidentemente negli anni era andata sempre più degradando fino all’abbandono definitivo.

Un po’ di storia

Scorrano ha origini alto medievali, ma poco lontano, verso sud, in località Cassiano sono stati trovati resti di età romana che testimoniano una presenza civile più antica che probabilmente ha ripreso vita con la nascita di una cella benedettina dei monaci vulturnesi, cioè provenienti dall’ Abbazia di San Vincenzo al Volturno.

Essi furono molto presenti nell’area che comprendeva anche Cellino e Penna S. Andrea. Sappiamo che il dominio dei vulturnesi  faceva perno sulla cella di Santa Maria de Musiano che si trovava a poca distanza dal nostro borgo, sul versante che si affaccia e degrada sul Vomano.   Tuttavia I vulturnesi  furono in seguito sostituiti dai monaci cassinesi di San Nicolò a Tordino. Infatti le celle , se non diventavano indipendenti, subivano spesso cambiamento di conduzione e quindi dipendenza in seguito all’esito di  dispute, che in quel periodo erano continue.

Specialmente rilevante e lunga fu una disputa tra il vescovo di Teramo e il vescovo di Penne-Atri per la giurisdizione su questo territorio, essa si concluse nel 16° secolo, quando il vescovo Aprutino si ritirò lasciandolo alla diocesi di Penne-Atri; oggi Scorrano fa parte dell’Arcidiocesi di Pescara-Penne.

Poco lontano dal paese, come già detto, scendendo giù  versante Vomano, incontriamo la chiesa di Santa Maria di Musiano, una piccola chiesa che testimonia un passato più importante, una presenza capillare dei monaci Benedettini.

Vita locale

Oltre che per la festa di S. Biagio, gli Scorranesi  organizzano da anni, nella seconda metà di agosto, la “ Sagra de li Trabocchi”. Trabocco è il nome dato ad un piatto: gnocchetti conditi con verdura e carne per ricordare, tra leggenda e storia, di un profondissimo pozzo dove il despota del borgo buttava i condannati: a torto o ragione.

Su appunti di un’ escursione del 1914 leggiamo: “ …Dov’era l’antica Corte criminale? Ci sono ancora dei ruderi? ……….l’improvvisato Cicerone ci additò un rialto, dicendo: “ Varcatelo, subito dopo c’è quello che desiderate; -soggiunse poi- seguitemi, è bene che vi ci conduca io. – Che cos’era, signor barone, questa Corte criminale? –chiese il giovane dai passi lunghi. – Il nome stesso lo dice: era l’ultimo passo che un uomo poteva fare per avere ragione, ma che, per i tempi che correvano, non otteneva mai.

-Che c’era il trabocchetto? – domandò Gino. – Sì, -rispose la guida, – ed eccone la bocca, chiusa a mattoni per evitare qualche guaio. E’ così profondo che dicono i vecchi ci vuole una fune lunghissima per misurarlo…”( 17 settembre 1914)

Un’altra tradizione radicata e sentita è quella del Venerdì Santo, quando le vie del borgo sono attraversate dalla processione del Cristo Morto e la Madonna Addolorata, con fedeli  e  figuranti che  rompono il silenzio con i suggestivi ed emozionanti canti della passione.

( Principale fonte bibliografica  AA.VV., Documenti dell’Abruzzo Teramano, vol.II, Fondazione Tercas-Banca Tercas,  Roma, De Luca Editore,  1986)